Cinque generazioni che attraversano la storia di Malta

La dicitura letteratura maltese non intercetta una produzione letteraria in un’unica lingua, ma le opere in tutte le lingue dell’isola. Non solo il maltese, dunque, ma anche l’inglese e, in alcuni casi, l’italiano.

Così The Confectioner’s Daughter, lavoro in inglese della maltese emigrata in Australia Lou Drofenik può rientrare appieno nella definizione, per via dell’editore, maltese, ma soprattutto per via dei contenuti che rendono conto di un secolo di storia di Malta, con le sue specifiche evoluzioni sociali e culturali dagli inizi del 1900 fino ai primi anni di questo secolo.

 Campagna gozitana

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Le mie cose a Malta

Pur di non pronunciare la parola mestruazione, in molte lingue si fa ricorso a tante diverse metafore, spesso regionali. In Italia, se una donna ha le mestruazioni, le ha fatto visita il marchese, è venuto a trovarla Giacomino, è genericamente indisposta. A volte è addirittura ferita, oppure ha “il ciclo”, che in realtà dovrebbe indicare l’intero periodo che intercorre tra una mestruazione e l’altra e che include l’ovulazione. Insomma, ha “le sue cose”, come se le cose di una donna fossero unicamente legate al flusso di sangue ed endometrio rilasciato dalla sua parete uterina.

 mestruare, mestruale, mestruo sul dizionario inglese-maltese

Anche l’inglese period è una figura retorica all’insegna della vaghezza. Il tabù legato al sanguinamento mensile femminile è tale che nella lingua maltese non si rinviene un termine che lo indichi con precisione. O meglio, il termine c’è, menstrwazzjoni, ma è strettamente medico, mai usato nella lingua parlata, per la quale si fa appunto ricorso all’inglese period o a qualche eufemismo vernacolare come ġieha, le è venuto; o qiegħda bih, ce l’ha.

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“Bestémmiati i tuoi”, casi di blasfemia obliqua

Ogni cultura ha il suo grado di religiosità, di tolleranza nei confronti delle ingiurie contro il sacro, ma anche il suo grado di blasfemia intrinseca. Non sempre le variabili procedono in una relazione lineare. Nei film anglofoni si può sentire nominare Jesus Christ interrotto dall’aggettivo f***ing come se niente fosse, mentre di un film di Bellocchio del 2002, nel periodo a ridosso dell’uscita, si parlò soprattutto per la bestemmia che conteneva.

 

L’essenza di Malta: Santi e bovindi: le tipiche gallariji e le statue sacre (Sliema/Tas-Sliema)

Anche nelle regioni italiane si riscontrano diverse gradazioni di tolleranza alla blasfemia, che in alcuni casi diventa un intercalare quasi non percepito.

Malta, baluardo del Cristianesimo contro l’avanzare dei Turchi, è una società tradizionalmente molto religiosa e cattolicissima: il divorzio è diventato legale in seguito a referendum solo nel 2010 Continua a leggere

bil-Malti

C’è una sola lingua semitica all’interno dell’Unione europea, e una sola lingua semitica scritta in caratteri latini al mondo.

Si tratta della lingua di Malta, il malti, codificato ufficialmente per la prima volta l’altro ieri, nel 1924, nella grammatica definitiva in uso ancora oggi. Il primo documento in maltese è invece una poesia risalente al 1450, praticamente quasi un corrispettivo del nostro indovinello veronese, o del nostro Sao ko kelle terre.

Nel 1934, l’inglese e il maltese divennero le lingue ufficiali del Paese, e l’italiano, fino ad allora la lingua delle élite, restò tagliato fuori.

Uno scorcio della Valletta (il-Belt) visto da Vittoriosa (Birgu), una delle Tre Città

Per secoli la lingua dell’amministrazione e della giurisprudenza maltesi era stata proprio l’italiano. Durante il dominio britannico vi si era affiancato l’inglese, ma non lo aveva mai davvero sostituito, se non per brevi fasi per effetto di un’anglicizzazione forzata da parte dell’Impero. Anche oggi il maltese legale risente molto dell’originaria influenza dell’italiano. Ne è una prova la trasposizione grafica dei nomi, che usa ancora un’ortografia italiana. Il cognome Fenech, ad esempio, è la versione onomastica del termine fenek, che vuol dire coniglio. Ma nell’uso anagrafico permane la scrittura -ch italiana contro il -k del comune maltese scritto.

Quando senti parlare maltese – in tv, sulla radio o per strada – ti sembra di ascoltare arabo. Un flusso di fonemi arabi spesso però costellato di parole italiane e ancora più spesso di parole siciliane.

Alcuni maltesi sono orgogliosi della loro lingua, simbolo di identità anche rispetto alla recentissima storia coloniale. Altri, per lo più tal-pepé (gli snob), la associano invece a un’estrazione sociale più bassa, come molti fanno con i dialetti italiani (con la differenza che il maltese è una lingua ufficiale del Paese), e la evitano, preferendole l’inglese.

L’uso del maltese è d’altra parte spesso anche una scelta politica, non a caso è la lingua in cui i politici si esprimono nelle occasioni ufficiali, e la lingua della televisione. L’inglese resta comunque la lingua dell’accademia, nonché quella dei principali quotidiani.

Però, proprio come inevitabilmente accade con i nostri dialetti, succede che anche parlando in un perfetto inglese si debba ricorrere a un’espressione maltese nel mezzo di un discorso.

“Questo lo dirò in maltese – bil-Malti – per rendere meglio l’idea.”_

Marceline Naudi, docente universitaria e attivista contro la violenza di genere, in questo brevissimo estratto di un’intervista al Times of Malta ricorre alla lingua maltese per rendere appieno il suo pensiero.
Dice: “Bisogna raccogliere prove, per poi poter – detto in maltese, e lo dirò in inglese fra un minuto – spiaccicargliele in faccia”.

[Foto dell’autrice tranne quando diversamente indicato]