Cinque generazioni che attraversano la storia di Malta

La dicitura letteratura maltese non intercetta una produzione letteraria in un’unica lingua, ma le opere in tutte le lingue dell’isola. Non solo il maltese, dunque, ma anche l’inglese e, in alcuni casi, l’italiano.

Così The Confectioner’s Daughter, lavoro in inglese della maltese emigrata in Australia Lou Drofenik può rientrare appieno nella definizione, per via dell’editore, maltese, ma soprattutto per via dei contenuti che rendono conto di un secolo di storia di Malta, con le sue specifiche evoluzioni sociali e culturali dagli inizi del 1900 fino ai primi anni di questo secolo.

 Campagna gozitana

Il romanzo, raccontando di cinque generazioni di donne, racconta del popolo maltese e della sua storia fatta di povertà, accoglienza, prossimità coi siciliani, subalternità agli inglesi, ribellione, emigrazione, ritorno e radici.

La subalternità dei maltesi rispetto al regime coloniale sembra rispecchiarsi in quella delle donne rispetto a un patriarcato opprimente e normativo; e così anche la ribellione – quel 7 giugno 1919 in cui i maltesi si rivoltarono contro gli inglesi e i poveri contro i ricchi – ha un suo corrispettivo, più personale e meno collettivo, nelle scelte delle protagoniste, nelle loro sfide coraggiose a convenzioni sociali soffocanti e crudeli.

La narrazione inizia in un villaggio immaginario di Malta, Bir It-Tafli, che potrebbe essere uno dei tantissimi piccoli paesini dell’entroterra dell’isola, con le vicissitudini che la giovane Ġuditta deve attraversare dopo la morte del padre, uno dei migliori fornai del villaggio.

 The Confectioner’s Daughter – Horizons, Malta 2016

Rimasta sola, Ġuditta, ormai vecchia perché ultratrentenne, conosce le gioie sei sensi e il piacere del sesso grazie a un forestiero siciliano molto più giovane di lei e talentuoso pasticcere. Ma qualcuno a Bir It-Tafli non accetta che uno straniero si insedi in questo modo nella vita di una donna del villaggio. L’ordine delle consuetudini non può essere violato in questo modo. Da qui muoveranno le azioni e le vicende che si snoderanno fino ai primi anni del 2006 – di madre in figlia, di donna in donna – in un’alternanza di personaggi forti e personaggi soccombenti.

Se Ġuditta è certamente un emblema di forza e di coraggio, lo stesso non potrà dirsi della figlia, Licia, la quale tuttavia troverà le risorse emotive (quelle finanziarie gliele procurerà la madre) per attraversare mari e oceani e trascorrere qualche tempo negli Stati Uniti prima di rientrare a Malta.

Con sua figlia, Frances, si ritrova un’audacia ribelle, non a caso la ragazza andrà d’accordo con la nonna molto più che con la madre. Frances emigrerà in Australia, in anni in cui emigrare significava perdere con estrema facilità i contatti con i familiari rimasti a casa. E l’Australia non è un caso: meta privilegiata dell’emigrazione maltese, seguita – in quest’ordine – da Stati Uniti, Canada, Regno Unito, è stata anche la destinazione della personale migrazione della stessa autrice, che vi risiede tuttora.

Nel continente nuovissimo accadrà qualcosa che indurrà Frances a lasciare Sydney alla volta di Melbourne e a far perdere le sue tracce. Dopo Frances, sua figlia Claire. Dopo Claire Daphne, cui toccherà risolvere il mistero che ruota attorno alla vita della nonna, ripercorrere le tracce della sua linea di ascendenze fino alla nonna, alla coraggiosa Ġuditta. La narrazione è lineare e circolare al contempo, si apre e si chiude a Malta con le parole di un personaggio marginale che deve tanto alle donne di cui narra.

Il romanzo rende conto anche dell’evoluzione onomastica occorsa nella società maltese in corrispondenza della seconda guerra mondiale, per via della quale i nomi della tradizione nazionale, con un’ortografia maltese, hanno lasciato progressivamente il posto ai corrispettivi anglofoni. La parte che Drofenik rende meglio è certamente quella maltese, come se l’impatto con l’Australia – dove come dicevamo l’autrice stessa è emigrata da sola ancora giovanissima negli anni Sessanta – riproducesse nella scrittura lo stesso smarrimento di Frances.

Un post a parte meriterebbe l’editoria maltese, con le sue difficoltà, la sua eterogeneità e, talvolta, la sua mancanza di editing.

 L’autrice Lou Drofenik

Lou Drofenik è cresciuta a Malta e dagli anni Sessanta vive in Australia. A oggi ha pubblicato nove romanzi, due hanno vinto l’australiano North Central Literary Award, tre – fra cui The Confectioner’s Daughter – hanno invece ottenuto il Malta National Book Council Award._

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Le mie cose a Malta

Pur di non pronunciare la parola mestruazione, in molte lingue si fa ricorso a tante diverse metafore, spesso regionali. In Italia, se una donna ha le mestruazioni, le ha fatto visita il marchese, è venuto a trovarla Giacomino, è genericamente indisposta. A volte è addirittura ferita, oppure ha “il ciclo”, che in realtà dovrebbe indicare l’intero periodo che intercorre tra una mestruazione e l’altra e che include l’ovulazione. Insomma, ha “le sue cose”, come se le cose di una donna fossero unicamente legate al flusso di sangue ed endometrio rilasciato dalla sua parete uterina.

 mestruare, mestruale, mestruo sul dizionario inglese-maltese

Anche l’inglese period è una figura retorica all’insegna della vaghezza. Il tabù legato al sanguinamento mensile femminile è tale che nella lingua maltese non si rinviene un termine che lo indichi con precisione. O meglio, il termine c’è, menstrwazzjoni, ma è strettamente medico, mai usato nella lingua parlata, per la quale si fa appunto ricorso all’inglese period o a qualche eufemismo vernacolare come ġieha, le è venuto; o qiegħda bih, ce l’ha.

 Mucchietto di glitter rosse su un assorbente, foto tratta dal sito messicano tvpacifico.mx

E così per il menarca, la prima mestruazione, quella che dalle mie parti, nel periodo della mia adolescenza, veniva indicata con la locuzione “diventare signorina”. Se una ragazzina siciliana diventa signorina, a una giovanissima maltese tocca invece cadere dalle scale, come accade anche in alcune regioni d’Italia per la regolare mestruazione. In maltese la ragazza al primo sanguinamento ginecologico è appunto “caduta dalle scale”: waqgħet it-taraġ.

 Nota dell’autrice Lou Drofenik al romanzo maltese in lingua inglese The Confectioner’s Daughter: “Waqajt it-taraġ – ‘è caduta di sotto’, un eufemismo usato quando una ragazza ha le mestruazioni per la prima volta”.

Di una donna che nonostante l’età avanzata continua ad avere le mestruazioni si dice invece għadha tara, cioè “vede ancora”, sottintendendo il sangue.

In ogni caso, avere le mestruazioni a Malta è decisamente più conveniente che averle in Italia, con gli assorbenti tassati al 5% per l’Iva agevolata rispetto al 18% standard, insieme ad accessori medici, fornitura di elettricità, alcuni prodotti alimentari, accesso a musei, teatri, concerti, mostre. In Italia, la famigerata tampon tax è invece al 22%, insieme a beni come pelli da pellicceria, vini spumanti, motocicli di grossa cilindrata, tappeti orientali, lavori in platino.

Insomma, donne mestruate, tamponi alla mano, fate i vostri conti.

 

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