Kòshari, narrazioni arabe e maltesi intergenerazionali

Nostalgia, conflitto, ambivalenza, scoperta. È questo che emerge dall’analisi del rapporto fra genitori e figli, e di quello fra nonni e nipoti eseguita attraverso la lente di una narrazione molto speciale: i racconti di autori del mondo arabo, ma anche di quelli maltesi. È l’iniziativa di Aldo Nicosia, ricercatore dell’università di Bari, dove insegna Lingua e letteratura araba.

L’opera di Tagreed Albagshi sulla copertina dell’antologia

Perché accostare ai racconti arabi quelli maltesi? «Il maltese è la più romanza delle lingue semitiche e ha vari punti di contatto con l’italiano e con l’arabo», spiega Nicosia. «Nonostante la quantità e la qualità di materiale creativo, poesie, racconti, romanzi, pièces teatrali maltesi, stupisce la penuria di traduzioni nel mercato editoriale italiano».

Ai diciassette racconti provenienti da Marocco, Tunisia, Egitto, Sudan, Siria, Emirati, Palestina, Giordania, Iraq ne vengono quindi accostati quattro maltesi. Il filo conduttore che li attraversa è costituito dalle “complesse e contrastate relazioni tra generazioni a cavallo del nuovo millennio”.

Il libro Kòshari (editore Progedit, 172 pagine) si divide infatti in due sezioni: Genitori e figli e Nonni e nipoti.

Aldo Nicosia, curatore dell’antologia Kòshari

Lo stesso Nicosia ha tradotto sei dei ventuno racconti: quello della scrittrice e giornalista siriana Rima Ra’i, quello del sudanese Hammour Ziada e i quattro maltesi. Racconta come ha deciso di accostarsi alla lingua dell’arcipelago, l’unica semitica dell’Unione europea e unica semitica al mondo ad essere scritta in caratteri latini.

«Conoscere l’arabo facilita tanto l’apprendimento del maltese. Talvolta, data la mia formazione arabista, quando parlo con i maltesi, ho qualche pronuncia troppo aspirata, tipicamente araba, che confonde i miei interlocutori».

Gli scrittori maltesi presenti nell’antologia sono Clare Azzopardi e Adrian Grima nella sezione Genitori e figli. La prima, insegnante di Letteratura maltese al Junior College di Malta, compare con due estratti del lungo racconto La testa a mollo, la storia di una paternità squallida, di sciatteria emotiva e di una relazione conflittuale vissuta col padre dal protagonista, usato dal genitore per traffici illegali, bersagliato di calunnie e insulti contro la madre, spettatore dell’aridità affettiva nei confronti della sorellina.

Clare Azzopardi

Analoga dinamica, in cui però lo squallore si trasforma in vera e propria violenza di sistema, è quella narrata da Adrian Grima, docente di Letteratura maltese all’Università di Malta. In Stazione di polizia, Grima descrive con efficacia l’indifferenza con cui gli agenti accolgono le denunce di una madre e due figlie, minacciate dalla brutalità dell’uomo di casa. L’aderente ritratto di una società patriarcale che ancora non riesce a superare gli strascichi di modelli tossici di mascolinità si delinea con chiarezza quando gli agenti di polizia, parte del sistema che costituisce il problema, sminuiscono l’accaduto, presi come sono da una partita di calcio – moderno baluardo di una maschilità identitaria, esclusiva e pseudoeroica – trasmessa in tv. Grima racconta che si tratta di fatti realmente accaduti – non solo verosimili dunque, ma anche veri – e di aver cambiato semplicemente nome ai personaggi per proteggere le persone coinvolte. La voce narrante è una ragazza, una delle figlie, la meno risoluta e la più timorosa.

Adrian Grima

La magia della narrazione intergenerazionale apre invece la parte maltese della sezione Nonni e nipoti, con il testo di Oliver Friggieri, in cui la violenza paterna dei precedenti racconti lascia spazio alla devozione religiosa della vecchiaia, al pudore, a uno spaccato di vita della metà del secolo scorso rivisto attraverso un occhio infantile. Friggieri, scomparso nel novembre del 2020, è considerato lo scrittore maltese più rappresentativo della fine del ventesimo secolo e il testo riportato nel libro è il primo capitolo del romanzo del 1998 Ġiżimin li qatt ma Jiftaħ (Gelsomino che non sboccia mai).

Oliver Friggieri, recentemente scompraso

Gustoso il testo di Trevor Żahra che, col pretesto di un manoscritto tenuto segreto per pudori familiari, sabota tutti gli stereotipi sulle donne di inizio Novecento, sulla loro mansuetudine e passività, sulla loro totale dedizione alla famiglia e sulla loro obbedienza. In ultima analisi sulla loro moscezza. La voce narrante è quella di un nipote che ritrova un manoscritto segreto, un diario della nonna paterna che il padre, ormai invalido, gli chiede di non leggere e di bruciare. Lui non si attiene alle direttive e ne riscrive anzi il contenuto adattandolo in un maltese più moderno. Ma non sente di mancare di rispetto alla nonna paterna, ormai defunta: “Sono sicuro che chiunque decide di scrivere la sua storia lo fa con l’intento che un giorno venga divulgata”, spiega. E conclude: “Sono convinto che adesso nonna Genoveffa stia sorridendo”.

Trevor Żahra

Alcuni articoli su scrittori maltesi e scrittori a Malta:
Anthony Burgess – Le disavventure maltesi
Arnold Cassola – Fra i maltesi di Trapani anche un corallaro
Lou Drofenik – Cinque generazioni che attraversano la storia di Malta
Ġużè Ellul Mercer – L-interdett, la Chiesa chiede scusa
Christine Muscat – Prostitute imprenditrici al tempo dei Cavalieri
Thomas Pynchon – Il 7 giugno dei maltesi, gli irredentisti e Thomas Pynchon

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