Malta verso il voto, la guerra delle affissioni

Striscione laburista

È stata una vera e propria billboard war fra laburisti e nazionalisti la campagna elettorale maltese in vista delle europee del 25 maggio. Tutto è iniziato il 22 aprile con un errore di ortografia in un cartellone dei Partit Nazzjonalista, subito notato e sottolineato dai laburisti con un proprio manifesto. Ed è proseguito con il Partit Laburista che ha rincarato la dose con un’affissione che faceva il verso allo slogan dei rivali Insieme per il nostro Paese. “Abbiamo trovato un altro errore” diceva il cartellone, con il per tagliato e sostituito da contro.

 Il cartellone laburista che imita quello dei nazionalisti ma scrive Insieme contro il nostro Paese. Foto Independent.

Da qui un’escalation di negative campaigning botta e risposta che in un sistema solidamente bipartitico come quello maltese trova terreno fertile. Il Pn ha preso le parole del governo su Air Malta, il surplus commerciale e altri argomenti e ha dato avvio a una cartellonistica “correttiva”.

Una delle ultime, ma solo in ordine di tempo, è stata la risposta nazionalista a cartelloni e striscioni con cui i laburisti hanno tappezzato l’isola, un cuore rosso su sfondo colorato, un colore intenso di volta in volta diverso.

 Malta nel nostro cuore, lo slogan laburista

Dentro il cuore è scritto in bianco Malta, e sotto f’qalbna, “nei nostri cuori”. La risposta nazionalista è un cartellone quasi identico, se non fosse per il f’qalbna tagliato e corretto da un f’butna, nelle “nostre tasche”.

 La risposta nazionalista: Malta nelle nostre tasche

Degna conclusione, la protesta anonima di Billboard Guerrillas contro entrambi i partiti che dominano da sempre la scena politica della Malta indipendente, che – questa volta con bombolette spay alla mano – ha sabotato i manifesti di entrambi i partiti, accusati di essere interessati solo al selvaggio sviluppo edilizio e a favorire i ricchi.

 Nelle foto del Times of Malta, lo slogan laburista “Malta nel nostro cuore” è diventato Konkrit (cemento armato) nel nostro cuore;quello nazionalista “Insieme per il nostro Paese” è stato trasformato in “nsieme per i sinjuruni” (per i ricconi)._

[Foto dell’autrice tranne quando diversamente indicato]

Imperium Europa, il volto nero di Malta

Due soldati maltesi sono stati arrestati e dovranno rispondere all’accusa di omicidio per l’uccisione dell’ivoriano 42enne Lassane Cisse Souleyman e a quelle del tentato omicidio di altri due migranti africani lo scorso 6 aprile. Si tratta del primo assassinio collegato a un dichiarato movente razzista a Malta, ma emergono adesso con maggiore chiarezza collegamenti a precedenti atti di violenza. La polizia sta cercando di capire se i due soldati fanno parte di un più ampio circolo suprematista all’interno delle Forze armate. E c’è chi punta il dito su un mandante morale.

Sì, perché anche nell’estremità sud dell’Europa c’è un partito dichiaratamente suprematista, in una terra dove fin dall’870 d.C. gli arabi hanno fatto parte della Storia e la cui lingua è l’unica semitica dell’Ue.

Il movimento, individuabile fin dai primi anni di questo secolo e che soltanto lo scorso marzo ha ricevuto lo status burocratico di partito politico, ambisce a fare di Malta un esempio per gli altri Paesi europei e la prima nazione del mondo bianco “liberata dai nemici, al suo interno e all’esterno”.

 Lowell e due esponenti del suo movimento nel 2014, ph. dal blog Running Commentary

“Malta, nella parte più meridionale dell’Europa, potrebbe accendere la fiamma che infuocherà l’Europa”, si legge sul sito di Imperium Europa, che considera il ceppo degli europidi una minoranza biologicamente aristocratica.

Fortemente anti-immigrazione e candidata alle prossime elezioni europee, la formazione sembra in ascesa nell’isola. In virtù di un sistema saldamente bipartitico, verosimilmente non otterrà alcun seggio in Europa, ma rischia di superare gli altri due partiti minori, i verdi di Aternattiva Demokratika e il Partit Demokratiku, frutto di una scissione dal Labour. E nel frattempo emerge dall’oscurità anche un altro partito di estrema destra, minore anche rispetto a Imperium, ma altrettanto agguerrito: il Moviment Patrijotti Maltin.

Il leader e fondatore di Imperium Europa Norman Lowell è un simpatizzante del nazismo. Oltre ad aver recentemente definito Auschwitz la “Disneyland della Polonia”, in passato ha anche invocato spari sui migranti in mare. Si è inoltre più volte espresso a favore del sequestro e l’uccisione dei bambini disabili o di un loro aborto selettivo durante la gravidanza. Appena una decina di giorni fa è stato denunciato per hate speech dopo aver riproposto questo suo cavallo di battaglia durante un’intervista.

Nel suo blog Running Commentary, già nel 2014 però Daphne Caruana Galizia, giornalista assassinata da un’autobomba nell’ottobre 2017, rivelava l’esistenza di una figlia disabile di Lowell.

“Per apprezzare appieno l’orrore della prospettiva di Lowell sull’eradicazione dei disabili e le uccisioni per conto dello stato dei bambini disabili – scriveva Daphne – bisogna tenere presente che lui stesso ha una figlia disabile”.

La Finestra Azzurra, da Essos a Dubai

Malta è una delle location più amate dall’industria cinematografica e televisiva. Nel 1980 Altman ci ha girato il suo Popeye, lasciando in eredità all’isola quello che poi è diventato un parco divertimenti, il Popeye Village. A Fort Sant’Elmo, alla Valletta, Alan Parker nel 1978 aveva già girato le scene di Midnight Express ambientate nella prigione turca. Fort Ricasoli e il Couvre Port di Vittoriosa sono stati il set di alcune scene di Gladiator, mentre nel 2002, fra la Laguna Blu di Comino, Xatt ir-Riżq di Vittoriosa e lo Xara Palace Hotel di Mdina hanno trovato ambientazione perfetta alcune scene di Swept Away, il remake diretto da Guy Ritchie del film del 1974 di Lina Wertmuller Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto, la sua neutralizzazione hollywoodiana – nonostante il regista sia britannico – e la totale cancellazione della lotta di classe che costituiva la tensione costante del film.

E poi ancora Troy di Petersen del 2004, Munich di Spielberg del 2005, Agorà di Amenábar del 2009, solo per citarne una piccola parte e chiuderla qui, perché il post intende essere su altro.

Più recentemente anche la megaproduzione televisiva di Game of Thrones ha collocato sulle isole maltesi tante e diversissime ambientazioni: da Approdo del Re al Continente orientale (Essos). A Fort Manoel ha luogo il primo vero trauma per gli spettatori di GoT: l’esecuzione di Ned Stark. I tunnel sotterranei di Fort Sant’Angelo, a Vittoriosa, sono diventati le prigioni del Red Keep nella prima stagione. Prima che la location venisse trasferita a Dubrovnik, era Kalkara a dare le sembianze all’ingresso del Red Keep, la residenza dei sovrani dei Sette regni. A Mdina si sono svolte tante scene chiave delle prime stagioni, l’addio fra Ned e Catelyn, l’agguato di Jamie Lannister, ancora un semplice cattivo, a Ned. E poi ancora Attard, Dingli cliff, e altri luoghi chiave nella topografia del mondo di George R.R. Martin.

 

Ma il luogo più suggestivo, che è anche l’oggetto del post, è sicuramente la Finestra Azzurra, la cui storia, al di là della serie, sembra rappresentare una sorta di memento di caducità non solo umana, ma dell’intero universo. L’ambientazione dell’orgiastico rito nuziale, in pieno stile dothraki, fra Khal Drogo e quella che era destinata a diventare una dei personaggi chiave della storia, Daenerys Targaryen.

Daenerys riceve in dono le tre uova di drago da cui nasceranno i suoi figli Viserion, Rhaegal e Drogon

 La Finestra Azzurra, foto Pexels

La Finestra Azzurra, it-Tieqa Żerqa in maltese, è una delle nove location maltesi di GoT e l’unica gozitana. Nella mattina dell’8 marzo del 2017 è crollata, semplicemente collassata in mare, a causa della progressiva erosione esercitata dalle mareggiate.

Per colmare il vuoto lasciato nei maltesi dal crollo, lo studio dell’architetto russo Svetozar Andreev ha presentato il progetto The Heart of Malta, una proposta che potrebbe sembrare in linea con le prospettive di tunnel sottomarini e ampliamenti di territorio sottratto al mare promosse ultimamente, ma che probabilmente va oltre. Si tratterebbe di una struttura delle stesse dimensioni della roccia originaria prima del crollo, con pareti esterne di acciaio riflettente. All’interno oltre 5000 metri quadri di spazio espositivo lungo cinque piani disposti a spirale per snaturare definitivamente un bel borgo di pescatori. Un altro passo verso la dubaizzazione di Malta, speriamo davvero che non se ne faccia niente. _

 

Blitz, i fantasmi dei turchi e quelli dell’immaginario

Nel cuore della Valletta c’è una vecchia casa di proprietà di un’artista, Alexandra Pace. L’ha ereditata da sua nonna e molti di quelli che entrano rilevano con stupore una certa energia positiva: l’energia di una casa libera, non infestata. Lo racconta Sara Dolfi Agostini, curatrice dello spazio espositivo che quella casa è diventata una volta passata ad Alexandra, precisando che molti edifici della Valletta sono considerati contaminati da presenze negative poiché nei loro sotterranei morirono in condizioni di grande sofferenza moltissimi turchi catturati ai tempi del grande assedio di Malta da parte delle forze dell’impero ottomano, nel 1565.

  Pavimento in cementine ottimamente conservate nella stanza rosa, una volta la camera da letto della nonna di Alexandra, al secondo piano dell’edificio.

Alexandra Pace (ph. credit A. Pace)

Abbandonata per oltre trent’anni, dopo un accurato restauro, nel 2013 la casa della nonna è diventata il Blitz e – a venti anni dalla creazione del primo set di emoticon da parte dall’interface designer Shigetaka Kurita – ospita oggi la mostra Face with Tears of Joy, in riferimento all’emoji che ride fino alle lacrime, associato all’acronimo lol (laugh out loud). Un’immersione nella cultura visiva contemporanea che è anche un viaggio nel territorio sempre mobile dei simboli, del costante slittamento soggetto all’influenza dei social media e delle app.

L’esposizione si articola su tre dei quattro piani dell’immobile, insieme agli uffici e a una stanza multifunzionale realizzata dagli studenti di architettura dell’Unversità ta’ Malta e col potenziale per ospitare artisti. All’ultimo piano c’è invece l’abitazione di Alexandra. La mostra si apre al piano terra con la doppia proiezione del video di Andy Holden nell’ambito della sua opera Laws of Motion in a Cartoon Landscape, in cui un avatar dell’artista illustra i principi del moto nel contesto da cartone animato. La prima delle dieci leggi affisse sulla parete dichiara ad esempio che ogni corpo sospeso in aria resterà tale, sospeso, fino a quando il personaggio non si renderà conto della situazione.

  La curatrice della mostra Sara Dolfi Agostini con l’avatar dell’artista Andy Holden

La mostra si chiude idealmente nell’ultima stanza del terzo piano, in cui su un bellissimo pavimento di tradizionali cementine è posta l’opera dell’artista e hacker Cory Arcangel, un lavoro sull’obsolescenza degli elementi dell’immaginario contemporaneo, parallela a quella della tecnologia, poiché sulla tecnologia strutturato.

In mezzo, tanti altri artisti, fra cui il congolese Maurice Mbikayi, con il suo Façade 2, una maschera di sembianze canine realizzata con scarti di vecchi computer, pezzi di tastiere raccolti per lui da bambini della sua terra. Una testimonianza dell’impatto della tecnologia sulla società africana e di quello della globalizzazione sul pianeta._

  Façade 2 di Maurice Mbikayi. La maschera è un oggetto fortemente ieratico per la tradizione e la cultura africane, creato con scarti high-tech raccolti dalle discariche da bambini. L’opera è del 2018.

  Sara e Alexandra con l’opera di Rob Pruitt Gimme a Hug (2016) – ph. A. Pace

  Sara con Smoking Kills (2015-) di Paul Sochacki – ph. A. Pace

 

[Foto dell’autrice tranne quando diversamente indicato]