Malta verso il voto, la guerra delle affissioni

Striscione laburista

È stata una vera e propria billboard war fra laburisti e nazionalisti la campagna elettorale maltese in vista delle europee del 25 maggio. Tutto è iniziato il 22 aprile con un errore di ortografia in un cartellone dei Partit Nazzjonalista, subito notato e sottolineato dai laburisti con un proprio manifesto. Ed è proseguito con il Partit Laburista che ha rincarato la dose con un’affissione che faceva il verso allo slogan dei rivali Insieme per il nostro Paese. “Abbiamo trovato un altro errore” diceva il cartellone, con il per tagliato e sostituito da contro.

 Il cartellone laburista che imita quello dei nazionalisti ma scrive Insieme contro il nostro Paese. Foto Independent.

Da qui un’escalation di negative campaigning botta e risposta che in un sistema solidamente bipartitico come quello maltese trova terreno fertile. Il Pn ha preso le parole del governo su Air Malta, il surplus commerciale e altri argomenti e ha dato avvio a una cartellonistica “correttiva”.

Una delle ultime, ma solo in ordine di tempo, è stata la risposta nazionalista a cartelloni e striscioni con cui i laburisti hanno tappezzato l’isola, un cuore rosso su sfondo colorato, un colore intenso di volta in volta diverso.

 Malta nel nostro cuore, lo slogan laburista

Dentro il cuore è scritto in bianco Malta, e sotto f’qalbna, “nei nostri cuori”. La risposta nazionalista è un cartellone quasi identico, se non fosse per il f’qalbna tagliato e corretto da un f’butna, nelle “nostre tasche”.

 La risposta nazionalista: Malta nelle nostre tasche

Degna conclusione, la protesta anonima di Billboard Guerrillas contro entrambi i partiti che dominano da sempre la scena politica della Malta indipendente, che – questa volta con bombolette spay alla mano – ha sabotato i manifesti di entrambi i partiti, accusati di essere interessati solo al selvaggio sviluppo edilizio e a favorire i ricchi.

 Nelle foto del Times of Malta, lo slogan laburista “Malta nel nostro cuore” è diventato Konkrit (cemento armato) nel nostro cuore;quello nazionalista “Insieme per il nostro Paese” è stato trasformato in “nsieme per i sinjuruni” (per i ricconi)._

[Foto dell’autrice tranne quando diversamente indicato]

Imperium Europa, il volto nero di Malta

Due soldati maltesi sono stati arrestati e dovranno rispondere all’accusa di omicidio per l’uccisione dell’ivoriano 42enne Lassane Cisse Souleyman e a quelle del tentato omicidio di altri due migranti africani lo scorso 6 aprile. Si tratta del primo assassinio collegato a un dichiarato movente razzista a Malta, ma emergono adesso con maggiore chiarezza collegamenti a precedenti atti di violenza. La polizia sta cercando di capire se i due soldati fanno parte di un più ampio circolo suprematista all’interno delle Forze armate. E c’è chi punta il dito su un mandante morale.

Sì, perché anche nell’estremità sud dell’Europa c’è un partito dichiaratamente suprematista, in una terra dove fin dall’870 d.C. gli arabi hanno fatto parte della Storia e la cui lingua è l’unica semitica dell’Ue.

Il movimento, individuabile fin dai primi anni di questo secolo e che soltanto lo scorso marzo ha ricevuto lo status burocratico di partito politico, ambisce a fare di Malta un esempio per gli altri Paesi europei e la prima nazione del mondo bianco “liberata dai nemici, al suo interno e all’esterno”.

 Lowell e due esponenti del suo movimento nel 2014, ph. dal blog Running Commentary

“Malta, nella parte più meridionale dell’Europa, potrebbe accendere la fiamma che infuocherà l’Europa”, si legge sul sito di Imperium Europa, che considera il ceppo degli europidi una minoranza biologicamente aristocratica.

Fortemente anti-immigrazione e candidata alle prossime elezioni europee, la formazione sembra in ascesa nell’isola. In virtù di un sistema saldamente bipartitico, verosimilmente non otterrà alcun seggio in Europa, ma rischia di superare gli altri due partiti minori, i verdi di Aternattiva Demokratika e il Partit Demokratiku, frutto di una scissione dal Labour. E nel frattempo emerge dall’oscurità anche un altro partito di estrema destra, minore anche rispetto a Imperium, ma altrettanto agguerrito: il Moviment Patrijotti Maltin.

Il leader e fondatore di Imperium Europa Norman Lowell è un simpatizzante del nazismo. Oltre ad aver recentemente definito Auschwitz la “Disneyland della Polonia”, in passato ha anche invocato spari sui migranti in mare. Si è inoltre più volte espresso a favore del sequestro e l’uccisione dei bambini disabili o di un loro aborto selettivo durante la gravidanza. Appena una decina di giorni fa è stato denunciato per hate speech dopo aver riproposto questo suo cavallo di battaglia durante un’intervista.

Nel suo blog Running Commentary, già nel 2014 però Daphne Caruana Galizia, giornalista assassinata da un’autobomba nell’ottobre 2017, rivelava l’esistenza di una figlia disabile di Lowell.

“Per apprezzare appieno l’orrore della prospettiva di Lowell sull’eradicazione dei disabili e le uccisioni per conto dello stato dei bambini disabili – scriveva Daphne – bisogna tenere presente che lui stesso ha una figlia disabile”.

L’infanzia italiana dei bambini maltesi

La televisione che arrivava a Malta era quella italiana. Negli anni Ottanta, durante l’ultima fase del potere di Dom Mintoff, la programmazione televisiva maltese era seriosa e molto limitata in termini di durata. Lo svago veniva quindi dall’Italia, per gli adulti come per i bambini.

 Arthur giace su Georgie a fin di bene

C’era anche la questione delle limitazioni alle importazioni, e quindi anche ai televisori a colori permessi sull’isola. Il governo ne faceva entrare nel Paese una quantità predefinita e ne distribuiva diverse quote ai vari negozi, fornendo ai titolari una lista già stabilita degli acquirenti. Ad ogni modo – in bianco e nero o a colori – i bambini maltesi guardavano la tv italiana, e sognavano prodotti alimentari e giocattoli cui non avevano accesso. Un’intera generazione ha così avuto modo di praticare l’italiano come fosse una terza lingua, sebbene non ufficiale, dopo il maltese e l’inglese.

 Frame da uno spot anni Ottanta di televisori Nordmende 

 Un giorno di pioggia Andrea e Giuliano incontrano Licia per caso

Introducendo la traduzione maltese del mio racconto Io e Arturo, Mark Vella ricorda proprio l’esistenza di quel flusso culturale che ha idealmente unito generazioni di bambini maltesi a quelli italiani (avvicinandoli tutti al Giappone). L’evento chiave del romanzo di Vella, X’Seta’ Ġralu Lil Kevin Cacciattolo? (“Cosa potrebbe essere accaduto a Kevin Cacciattolo?”, Merlin Publishers 2014) ha luogo una sera del 1984, quando la televisione italiana trasmette la scandalosa puntata di Georgie in cui il fratello si distende nudo su di lei malata per scaldarla, episodio che tiene incollati allo schermo anche i bambini di Malta. Se per la voce narrante di Io e Arturo Kiss me Licia segna gli ultimi passi prima dell’uscita dall’infanzia, la puntata “Il segreto svelato” di Georgie coincide con la scomparsa letterale del piccolo Kevin e la nascita del mistero che sarà il motore del romanzo.

 La Copertina del romanzo di Vella

Il racconto Io e Arturo è stato pubblicato da TgCom24 in occasione dei 35 anni della prima trasmissione in Giappone del cartone animato Ai shite Naito, (Amami cavaliere), che in Italia è diventato appunto Kiss me Licia. La traduzione maltese è stata pubblicata lo scorso settembre col titolo Jien u Arturo. _

La Finestra Azzurra, da Essos a Dubai

Malta è una delle location più amate dall’industria cinematografica e televisiva. Nel 1980 Altman ci ha girato il suo Popeye, lasciando in eredità all’isola quello che poi è diventato un parco divertimenti, il Popeye Village. A Fort Sant’Elmo, alla Valletta, Alan Parker nel 1978 aveva già girato le scene di Midnight Express ambientate nella prigione turca. Fort Ricasoli e il Couvre Port di Vittoriosa sono stati il set di alcune scene di Gladiator, mentre nel 2002, fra la Laguna Blu di Comino, Xatt ir-Riżq di Vittoriosa e lo Xara Palace Hotel di Mdina hanno trovato ambientazione perfetta alcune scene di Swept Away, il remake diretto da Guy Ritchie del film del 1974 di Lina Wertmuller Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto, la sua neutralizzazione hollywoodiana – nonostante il regista sia britannico – e la totale cancellazione della lotta di classe che costituiva la tensione costante del film.

E poi ancora Troy di Petersen del 2004, Munich di Spielberg del 2005, Agorà di Amenábar del 2009, solo per citarne una piccola parte e chiuderla qui, perché il post intende essere su altro.

Più recentemente anche la megaproduzione televisiva di Game of Thrones ha collocato sulle isole maltesi tante e diversissime ambientazioni: da Approdo del Re al Continente orientale (Essos). A Fort Manoel ha luogo il primo vero trauma per gli spettatori di GoT: l’esecuzione di Ned Stark. I tunnel sotterranei di Fort Sant’Angelo, a Vittoriosa, sono diventati le prigioni del Red Keep nella prima stagione. Prima che la location venisse trasferita a Dubrovnik, era Kalkara a dare le sembianze all’ingresso del Red Keep, la residenza dei sovrani dei Sette regni. A Mdina si sono svolte tante scene chiave delle prime stagioni, l’addio fra Ned e Catelyn, l’agguato di Jamie Lannister, ancora un semplice cattivo, a Ned. E poi ancora Attard, Dingli cliff, e altri luoghi chiave nella topografia del mondo di George R.R. Martin.

 

Ma il luogo più suggestivo, che è anche l’oggetto del post, è sicuramente la Finestra Azzurra, la cui storia, al di là della serie, sembra rappresentare una sorta di memento di caducità non solo umana, ma dell’intero universo. L’ambientazione dell’orgiastico rito nuziale, in pieno stile dothraki, fra Khal Drogo e quella che era destinata a diventare una dei personaggi chiave della storia, Daenerys Targaryen.

Daenerys riceve in dono le tre uova di drago da cui nasceranno i suoi figli Viserion, Rhaegal e Drogon

 La Finestra Azzurra, foto Pexels

La Finestra Azzurra, it-Tieqa Żerqa in maltese, è una delle nove location maltesi di GoT e l’unica gozitana. Nella mattina dell’8 marzo del 2017 è crollata, semplicemente collassata in mare, a causa della progressiva erosione esercitata dalle mareggiate.

Per colmare il vuoto lasciato nei maltesi dal crollo, lo studio dell’architetto russo Svetozar Andreev ha presentato il progetto The Heart of Malta, una proposta che potrebbe sembrare in linea con le prospettive di tunnel sottomarini e ampliamenti di territorio sottratto al mare promosse ultimamente, ma che probabilmente va oltre. Si tratterebbe di una struttura delle stesse dimensioni della roccia originaria prima del crollo, con pareti esterne di acciaio riflettente. All’interno oltre 5000 metri quadri di spazio espositivo lungo cinque piani disposti a spirale per snaturare definitivamente un bel borgo di pescatori. Un altro passo verso la dubaizzazione di Malta, speriamo davvero che non se ne faccia niente. _

 

Blitz, i fantasmi dei turchi e quelli dell’immaginario

Nel cuore della Valletta c’è una vecchia casa di proprietà di un’artista, Alexandra Pace. L’ha ereditata da sua nonna e molti di quelli che entrano rilevano con stupore una certa energia positiva: l’energia di una casa libera, non infestata. Lo racconta Sara Dolfi Agostini, curatrice dello spazio espositivo che quella casa è diventata una volta passata ad Alexandra, precisando che molti edifici della Valletta sono considerati contaminati da presenze negative poiché nei loro sotterranei morirono in condizioni di grande sofferenza moltissimi turchi catturati ai tempi del grande assedio di Malta da parte delle forze dell’impero ottomano, nel 1565.

  Pavimento in cementine ottimamente conservate nella stanza rosa, una volta la camera da letto della nonna di Alexandra, al secondo piano dell’edificio.

Alexandra Pace (ph. credit A. Pace)

Abbandonata per oltre trent’anni, dopo un accurato restauro, nel 2013 la casa della nonna è diventata il Blitz e – a venti anni dalla creazione del primo set di emoticon da parte dall’interface designer Shigetaka Kurita – ospita oggi la mostra Face with Tears of Joy, in riferimento all’emoji che ride fino alle lacrime, associato all’acronimo lol (laugh out loud). Un’immersione nella cultura visiva contemporanea che è anche un viaggio nel territorio sempre mobile dei simboli, del costante slittamento soggetto all’influenza dei social media e delle app.

L’esposizione si articola su tre dei quattro piani dell’immobile, insieme agli uffici e a una stanza multifunzionale realizzata dagli studenti di architettura dell’Unversità ta’ Malta e col potenziale per ospitare artisti. All’ultimo piano c’è invece l’abitazione di Alexandra. La mostra si apre al piano terra con la doppia proiezione del video di Andy Holden nell’ambito della sua opera Laws of Motion in a Cartoon Landscape, in cui un avatar dell’artista illustra i principi del moto nel contesto da cartone animato. La prima delle dieci leggi affisse sulla parete dichiara ad esempio che ogni corpo sospeso in aria resterà tale, sospeso, fino a quando il personaggio non si renderà conto della situazione.

  La curatrice della mostra Sara Dolfi Agostini con l’avatar dell’artista Andy Holden

La mostra si chiude idealmente nell’ultima stanza del terzo piano, in cui su un bellissimo pavimento di tradizionali cementine è posta l’opera dell’artista e hacker Cory Arcangel, un lavoro sull’obsolescenza degli elementi dell’immaginario contemporaneo, parallela a quella della tecnologia, poiché sulla tecnologia strutturato.

In mezzo, tanti altri artisti, fra cui il congolese Maurice Mbikayi, con il suo Façade 2, una maschera di sembianze canine realizzata con scarti di vecchi computer, pezzi di tastiere raccolti per lui da bambini della sua terra. Una testimonianza dell’impatto della tecnologia sulla società africana e di quello della globalizzazione sul pianeta._

  Façade 2 di Maurice Mbikayi. La maschera è un oggetto fortemente ieratico per la tradizione e la cultura africane, creato con scarti high-tech raccolti dalle discariche da bambini. L’opera è del 2018.

  Sara e Alexandra con l’opera di Rob Pruitt Gimme a Hug (2016) – ph. A. Pace

  Sara con Smoking Kills (2015-) di Paul Sochacki – ph. A. Pace

 

[Foto dell’autrice tranne quando diversamente indicato]

“Bestémmiati i tuoi”, casi di blasfemia obliqua

Ogni cultura ha il suo grado di religiosità, di tolleranza nei confronti delle ingiurie contro il sacro, ma anche il suo grado di blasfemia intrinseca. Non sempre le variabili procedono in una relazione lineare. Nei film anglofoni si può sentire nominare Jesus Christ interrotto dall’aggettivo f***ing come se niente fosse, mentre di un film di Bellocchio del 2002, nel periodo a ridosso dell’uscita, si parlò soprattutto per la bestemmia che conteneva.

 

L’essenza di Malta: Santi e bovindi: le tipiche gallariji e le statue sacre (Sliema/Tas-Sliema)

Anche nelle regioni italiane si riscontrano diverse gradazioni di tolleranza alla blasfemia, che in alcuni casi diventa un intercalare quasi non percepito.

Malta, baluardo del Cristianesimo contro l’avanzare dei Turchi, è una società tradizionalmente molto religiosa e cattolicissima: il divorzio è diventato legale in seguito a referendum solo nel 2010 e l’interruzione volontaria di gravidanza è ancora reato. E la bestemmia è piuttosto comune. Un tradizionale adagio, molto popolare alcune generazioni fa e oggi per lo più misconosciuto, è però un’imprecazione obliqua: elogia Dio misericordioso – Dio che in maltese si dice Alla – e offende Maometto. Un detto che, secondo la testimonianza dello storico Henry Frendo, Mintoff disapprovava apertamentein quanto ovviamente irrispettoso dell’Islam.

L’essenza di Malta: Santi e bovindi: le tipiche gallariji e le statue sacre (questa a St Julian’s/San Ġiljan)

Negli anni Ottanta, proprio a seguito della politica filo-Tripoli di Mintoff, grande amico di Gheddafi, una significativa ondata di libici arrivò nel Paese, alcuni vennero a insegnare l’arabo che per qualche anno entrò nei programmi scolastici.

A Sliema c’era un droghiere libico sposato a una maltese. Imparò ben presto usi e costumi della sua nuova casa e con essi le bestemmie. Lo si sentiva inveire contro la Madonna fin dalla strada, fin dalle case del circondario. Si racconta che, esasperato dalle imprecazioni che lo raggiungevano fin nella propria abitazione, qualcuno si affacciò al balcone-gallarija di casa sua per gridare, rivolto al negozio del nuovo concittadino musulmano, «Lascia stare la Madonna e bestémmiati i tuoi!»._

[Foto dell’autrice tranne quando diversamente indicato]

È di Malta il miglior amico della Spagna

Il 26 marzo di quest’anno, allo stadio nazionale maltese, si è giocata la partita per le qualificazioni agli europei del 2020 Malta-Spagna. La partita si è conclusa con una prevedibile ma dignitosa sconfitta dei padroni di casa per 0 a 2.

L’occasione ha però rievocato un ben più surreale incontro quello del 1983, per almeno due ragioni. La prima è che si è trattato del primo match fra le due squadre per le qualificazioni agli europei (altre partite – nel 1989, nel 1996 e nel 1997 – avevano avuto luogo per le qualificazioni ai mondiali). La seconda è che questa volta il portiere della squadra maltese era Henry Bonello, figlio di John, a sua volta portiere nella partita che vide la sconfitta di Malta per 12 a 1. Per qualificarsi agli europei del 1984, la Spagna aveva bisogno di vincere esattamente con un margine di almeno undici goal.

Un attonito John Bonello guarda il pallone entrare per l’ennesima volta nella porta maltese (foto presente su diversi siti internet, risulta difficile risalire all’autore)

Bonello padre entrò quindi nell’epica del calcio spagnolo, e non da eroe. Ventitré anni dopo, nel 2006, Bonello si prestò a pubblicizzare una birra in qualità di mejor amigo de España. “Dopo aver cercato tanto, Amstel ha trovato l’amico perfetto” è l’incipit dello spot, dopo il quale compare il volto sorridente e invecchiato del mitico portiere che, a fronte della popolarità spagnola, in patria non può vantare lo stesso successo. Al giornalista che gli chiese quanto avesse guadagnato per svendere la dignità della nazione, John si rifiutò di rispondere accusando l’interlocutore di maleducazione.

Quest’anno, Bonello junior ha avuto l’occasione di riscattare il suo nome. Un’occasione che, nonostante la sconfitta, l’intera squadra sembra aver colto giocando bene. Con nessun goal in attivo ma, in compenso, qualche bella parata._

La pubblicità della birra Amstel: “Dopo aver cercato tanto, Amstel ha trovato l’amico perfetto: è John Bonello, il portiere del mitico 12 a 1 di Spagna-Malta. Mai un solo uomo ci aveva uniti tanto. E Amstel gli dice: amico mio, solo tu sei leggenda, sei l’eletto…”

 

 

Malta come metafora: la stanza dello scirocco

Nella sua lunga intervista a Leonardo Sciascia, la giornalista francese Marcelle Padovani riporta con curiosità quanto raccontatole dallo scrittore riguardo all’esistenza, nelle vecchie case siciliane, della stanza dello scirocco.

Bagnanti serali in città nella baia di Balluta, St Julian’s (San Ġiljan)

Nel colloquio – pubblicato da Mondadori col titolo La Sicilia come metafora nel 1979, otto anni prima che la polemica sui professionisti dell’antimafia creasse una distanza incolmabile fra la giornalista francese e lo scrittore, e dieci anni prima della morte di quest’ultimo – Sciascia narra di questa “stanza speciale”, “senza finestre, senza alcuna comunicazione con l’esterno se una porta stretta che dava su un corridoio interno, e dove si confinava la famiglia in cerca di un asilo sicuro contro il vento”. Camere umide e non ventilate dove i nobili potevano ripararsi dall’afa proveniente da sudest, cui ovviamente l’architettura degli ultimi secoli ha smesso di provvedere.

Ma come vive la Malta dei ricchi, più meridionale della Sicilia e più esposta ai venti in quanto piccola isola, senza prevedere stanze dello scirocco nei suoi lussuosi e modernissimi (anche perché in edificazione continua) palazzi sea-front di Sliema o St Julian’s?

È presto detto: nel 2017 Malta ha registrato il più alto consumo di energia primaria nell’Unione europea, secondo dati pubblicati nel febbraio di quest’anno. Eurostat riporta che il consumo fra il 2016 e il 2017 è aumentato del 13%. Non è difficile attribuire buona parte di questo incremento a dispositivi di raffreddamento ambientale. Tuttavia, che Malta sia fra i Paesi più a sud dell’Ue – e soprattutto che, come buona parte della Sicilia, sia totalmente carente di una cultura del riscaldamento – si può vedere dal fatto che il consumo finale pro capite di energia, sempre secondo quanto riportato da Eurostat, resta fra i più bassi: se da un lato l’uso dell’aria condizionata non è più scriteriato che, ad esempio, a Milano, dall’altro in quasi tutte le case mancano i termosifoni e, come in molte abitazioni siciliane, d’inverno si sta al freddo a all’umido.

Ricordo un amico maltese conosciuto a Roma tanti anni fa, John, che adesso fa il medico in Australia. Negli anni Novanta John aveva già viaggiato in giro per l’Europa. “Eppure – disse – non ricordo di aver mai sentito tanto freddo quanto in una casa maltese in inverno”._

Consumo finle di energia da parte delle famiglie pro capite – in corrispetivi kg di petrolio. L’indicatore misura quanta elettricità e riscaldamento ogni cittadino consuma a casa, è esclusa quindi l’energia usata per il trasporto. Si considera solo l’energia usata dal consumatore finale – fonte Eurostat (cliccarci su per vedere meglio il grafico).

[Foto dell’autrice tranne quando diversamente indicato]

 

 

bil-Malti

C’è una sola lingua semitica all’interno dell’Unione europea, e una sola lingua semitica scritta in caratteri latini al mondo.

Si tratta della lingua di Malta, il malti, codificato ufficialmente per la prima volta l’altro ieri, nel 1924, nella grammatica definitiva in uso ancora oggi. Il primo documento in maltese è invece una poesia risalente al 1450, praticamente quasi un corrispettivo del nostro indovinello veronese, o del nostro Sao ko kelle terre.

Nel 1934, l’inglese e il maltese divennero le lingue ufficiali del Paese, e l’italiano, fino ad allora la lingua delle élite, restò tagliato fuori.

Uno scorcio della Valletta (il-Belt) visto da Vittoriosa (Birgu), una delle Tre Città

Per secoli la lingua dell’amministrazione e della giurisprudenza maltesi era stata proprio l’italiano. Durante il dominio britannico vi si era affiancato l’inglese, ma non lo aveva mai davvero sostituito, se non per brevi fasi per effetto di un’anglicizzazione forzata da parte dell’Impero. Anche oggi il maltese legale risente molto dell’originaria influenza dell’italiano. Ne è una prova la trasposizione grafica dei nomi, che usa ancora un’ortografia italiana. Il cognome Fenech, ad esempio, è la versione onomastica del termine fenek, che vuol dire coniglio. Ma nell’uso anagrafico permane la scrittura -ch italiana contro il -k del comune maltese scritto.

Quando senti parlare maltese – in tv, sulla radio o per strada – ti sembra di ascoltare arabo. Un flusso di fonemi arabi spesso però costellato di parole italiane e ancora più spesso di parole siciliane.

Alcuni maltesi sono orgogliosi della loro lingua, simbolo di identità anche rispetto alla recentissima storia coloniale. Altri, per lo più tal-pepé (gli snob), la associano invece a un’estrazione sociale più bassa, come molti fanno con i dialetti italiani (con la differenza che il maltese è una lingua ufficiale del Paese), e la evitano, preferendole l’inglese.

L’uso del maltese è d’altra parte spesso anche una scelta politica, non a caso è la lingua in cui i politici si esprimono nelle occasioni ufficiali, e la lingua della televisione. L’inglese resta comunque la lingua dell’accademia, nonché quella dei principali quotidiani.

Però, proprio come inevitabilmente accade con i nostri dialetti, succede che anche parlando in un perfetto inglese si debba ricorrere a un’espressione maltese nel mezzo di un discorso.

“Questo lo dirò in maltese – bil-Malti – per rendere meglio l’idea.”_

Marceline Naudi, docente universitaria e attivista contro la violenza di genere, in questo brevissimo estratto di un’intervista al Times of Malta ricorre alla lingua maltese per rendere appieno il suo pensiero.
Dice: “Bisogna raccogliere prove, per poi poter – detto in maltese, e lo dirò in inglese fra un minuto – spiaccicargliele in faccia”.

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Molto Malta

Sembra esserci un vuoto nella consapevolezza di molti italiani riguardo a una nazione vicinissima, è un Paese molto piccolo e storicamente molto povero che però negli ultimi anni si è portato fra i primi in Europa per crescita annua del Pil. Una crescita basata prevalentemente sulla fiorente industria del gioco d’azzardo on line e su una fiscalità agevolata.


Prete camminante per le strade di Gozo 

Una lacuna, quella su Malta, che è emersa in tutta la sua profondità quando la cronaca ha iniziato a occuparsene per via del delitto di Daphne Caruana Galizia, un crimine raccontato con difficoltà data la complessità della questione e anche quella della società maltese.

Molto Malta si propone di raccontare – nel suo piccolo – curiosità, avvenimenti e storie legate al piccolo Stato insulare.

[Foto dell’autrice tranne quando diversamente indicato]